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IL POLSO - DOLORE - FRATTURA

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IL POLSO

Le distorsioni di polso

Quando si parla di distorsioni si tende a pensare ad un meccanismo traumatico che solitamente colpisce articolazioni come la caviglia o il ginocchio. Tuttavia anche una articolazione come il polso può essere coinvolta in meccanismi distorsivi che possono determinare gli stessi effetti lesivi sulla sua complessa architettuta osteolegamentosa.

L’integrità di tale sistema legamentoso è indispensabile affinchè gli apparenti semplici movimenti del polso come la flesso-estensione avvengano in una situazione di stabilità. La lesione di uno o più legamenti determina una condizione di instabilità tra le ossa del carpo così che i semplici movimenti del polso avvengano con limitazione e producano dolore e con il passare del tempo determinino una usura della cartilagine articolare e una artrosi progressiva Durante una caduta, evento frequente sia nella vita di tutti i giorni che nelle più svariate attività sportive, la risposta naturale è quella di proteggersi nel momento dell’impatto a terra con una o entrambe le mani. L’urto con il terreno può avvenire sul palmo della mano oppure sul dorso della mano e di conseguenza il polso verrà costretto ad un piegamento forzato in estensione, più frequente, o in flessione.

Tale meccanismo potrà determinare un semplice allungamento o una vera e propria rottura dei legamenti che mantengono collegate tra di loro le ossa che compongono l’articolazione del polso.Tale evento viene denominato Distorsione di polso.
Solitamente il polso si gonfia e il dolore compare immediatamente nel momento del trauma distorsivo.
Il dolore e il gonfiore possono progressivamente diminuire fino a scomparire completamente nel giro di alcune ore. Il dolore può tuttavia persistere a riposo oppure comparire solo durante i movimenti del polso. A volte può comparire, a distanza variabile dal trauma, una sensazione di “click”, solo a volte associata a dolore. In genere si riconoscono 3 gradi di distorsione. Nel 1°grado, o distorsione lieve, i legamenti sono solamente allungati ma non rotti e la limitazione funzionale è minima e transitoria. Nel 2° e 3° grado, distorsione media o severa , uno o più legamenti possono essere rotti e determinare una discreta o grave limitazione funzionale del polso. Il legamento può distaccarsi dall’osso a livello della sua inserzione e, a volte, strappare anche un piccolo frammento osseo.

Diagnosi Proprio per evitare di sottostimare una distorsione di media o severa gravità che nasconde una lesione legamentosa e per escludere una frattura di polso o di una delle ossa del carpo, nel caso di traumi distorsivi di polso caratterizzati dal persistere di dolore e di gonfiore è consigliabile sottoporsi ad una visita specialistica in occasione della quale verrà preso inizialmente in esame il meccanismo traumatico.
Successivamente un esame clinico appropriato potrà focalizzare nel polso la sede del dolore e farà considerare il sospetto di una lesione legamentosa o di una frattura ma non consentirà di formulare alcuna diagnosi certa. Un esame radiografico potrà però rivelare l’esistenza di una frattura o indirizzare ulteriormente la diagnosi verso una lesione legamentosa.

Frattura del pugile

La frattura del collo del quinto metacarpo è di gran lunga la più frequente ed è stata chiamata frattura del pugile perché il meccanismo abituale è un pugno dato di striscio che non colpisce con il secondo e il terzo metacarpo, più solidi.

I pazienti di solito presentano dolore, tumefazione e perdita di movimento alla metacarpo falangea. A volte è presente una deformità in rotazione. Deve essere effettuato un esame attento per assicurarsi che non vi sia una malrotazione del dito quando il paziente fa il pugno e che non vi sia un deficit di estensione del dito coinvolto.

Se non si è effettuato il trattamento chirurgico, durante la prima settimana si effettuano movimenti di elevazione della mano, applicazioni di ghiaccio e quando è necessario (in base all’esame radiografico) l’applicazione di uno splint. Inoltre si effettuano movimenti attivi del pollice, indice e medio immobilizzati e si ripete la radiografia dopo 6 8 giorni per valutare la formazione del callo osseo.

Nelle settimane successive si continua con gli esercizi attivi per il recupero dell’articolarità delle dita e tra la seconda e terza settimana di rimuove lo splint e si inzia a mobilizzare le dita anche in estensione effettuata solo PASSIVAMENTE (cioè con l’altra mano si portano delicametamente le dita in estensione). Infine si  ripete la radiografia dopo 6-7 settimane dal trauma per valutare ulteriormente la formazione di callo osseo.

Se invece si fosse effettuato un trattamento chirurgico (tramite fili K, orif) nella prima settimana e mezzo dopo il trauma si applica ghiaccio, esercizi attivi della articolazioni libere (dove non c’è lo splint); dopo la rimozione delle suture si continua lo splint delle interfalangee prossimali e distali (falangina e falangetta) e esercizi attivi per recuperare l’articolarità delle articolazioni non interessate. Dopo tre settimane si può rimuovere lo splint e i fili metallici e si prosegue con il rinforzo.

Sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è piuttosto frequente (è la neuropatia periferica più comune), interessando

l’1% della popolazione generale. Capita più frequentemente in età adulta o avanzata, con l’83% di 1215 pazienti studiati oltre i 40 anni, con un’età media di 54 anni. Le donne sono colpite due volte più frequentemente degli uomini.  La Sindrome del tunnel carpale  è dovuta a una compressione del nervo mediano al polso. La sindrome clinica è caratterizzata da dolore, torpore o parestesie nella distribuzione del nervo mediano (la faccia palmare del pollice, dell’indice e del medio). Questi sintomi possono interessare tutti o una combinazione di pollice, indice, medio e anulare.

I sintomi più comuni sono parestesie, dolori e torpore sulla superficie palmare della mano nel territorio di distribuzione del mediano cioè della faccia palmare delle tre dita radiali e mezzo. È frequente anche il dolore notturno.

Attività della vita quotidiana come guidare un’automobile, tenere in mano una tazza, battere a macchina spesso aggravano i sintomi. Il dolore e le parestesie di solito trovano sollievo da un massaggio o quando il paziente scuote la mano.

Per valutare una sindrome del tunnel carpale si può effettuare il  test di Phalen considerato altamente specifico per rivelare una sofferenza compressiva del nervo mediano a livello del polso.Si esegue chiedendo al paziente di mantenere per un minuto i dorsi delle mani affrontati, tenendo i gomiti flessi e gli avanbracci orizzontali. In questo modo si esercita una pressione a livello del nervo mediano nel canale carpale.Il test viene considerato positivo qualora compaiano parestesie irradiate a livello delle prime 3 dita della mano.

Il trattamento conservativo può includere:

• Uso di uno splint del polso prefabbricato, che tiene il polso in posizione neutra, indossato di notte e anche

di giorno se il lavoro del paziente lo consente.

• Modificazioni dell’attività (sospendere l’uso di macchine che vibrano o sistemare un supporto sotto gli avambracci al computer).

• Iniezioni di cortisone nel canale carpale (non direttamente sul nervo mediano). Alcuni studi hanno dimostrato che il 25% dei pazienti che hanno ricevuto iniezioni di cortisone nel canale carpale è ancora libero da sintomi 18 mesi dopo l’iniezione e che fino all’80% dei pazienti ha sollievo temporaneo con cortisone e splinting. Green ha riscontrato che i sintomi recidivano 2-4 mesi dopo l’iniezione di cortisone portando a a un intervento chirurgico nel 46% dei pazienti.

Protocollo riabilitativo dopo release aperto della sindrome del canale carpale

Nei primi giorni si  Incoraggiano cauti esercizi di estensione e flessione del polso e delle dita subito dopo l’intervento, nel endaggio

postoperatorio.

Dopo 7 giorni si  Rimuove la medicazione. Ed è vietato l’ immersione le mani nei liquidi, ma è consentire la doccia.  Sospendere lo splint del polso se il paziente non ha problemi.

Dopo 10 giorni  Consentire che il paziente usi le mani nell’attività della vita quotidiana, se il dolore lo consente.

Dopo 2 settimane  Rimuovere le suture e dare inizio a esercizi per il ROM e di graduale rinforzo.

Si porta a termine il rimodellamento iniziale della cicatrice con Elastomer o imbottiture di fogli di gel di silicone di notte e massaggio profondo della cicatrice.

Se il dolore alla pressione della cicatrice è intenso si usano le tecniche di desensibilizzazione applicando diversi tessuti sulla zona, usando dapprima una leggera pressione e poi progredendo fino a una pressione profonda. I tessuti possono essere il cotone, il velluto, la lana e il velcro. Controllare il dolore e l’edema con utilizzazione di guanti Isotoner o con stimolazione elettrica.

Dopo 3 settimane si iniziano  attività più rigorose; consentire al paziente di ritornare al lavoro se il dolore lo consente. Il paziente può usare un guanto imbottito per i compiti che richiedono che venga applicata una pressione sulle cicatrici dolorabili del palmo.

Fisioterapista: Flavia Schiapparoli Brizio

N.B.: LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO SONO DEI CONSIGLI SU COME RICONOSCERE ED AFFRONTARE PROBABILI PATOLOGIE A CARICO DEL POLSO E PER POTER TORNARE AD ALLENARSI, NON INTENDONO ASSOLUTAMENTE SOSTITUIRSI A VISITE SPECIALISTICHE.

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Ultimo aggiornamento Martedì 01 Maggio 2012 17:36  
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