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La Kickboxing che vorremmo - Un articolo di Lorenzo Mosca

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La Kickboxing che vorremmo
Trovo sempre molto stimolante la lettura, l’analisi, il confronto. A maggior ragione su tematiche inerenti gli sport da combattimento, i quali, per me come per altri, rappresentano una parte importante della nostra formazione. Credo che, quando idee e tesi, siano argomentate e rispondano una chiara visione logica e razionale, non possano che essere di stimolo.
Vivendo anche io il mio mondo dello sport sotto varie vesti, e non nascondendo un certo “gusto” nell’accettare e non sottrarmi, quale migliore occasione che scrivere la mia idea dopo l’interessante articolo di Lucio Pedana. Del quale apprezzo lo stile di scrittura e l’elaborazione dei suoi pensieri, oltre ad averlo conosciuto ed avendo contribuito al mio percorso formativo.
Cercherò di espimere le mie argomentazioni sulle interessanti teorizazzioni esposte. Su tutte tranne che su una. Non mi dilungherò affatto sul problema della tante e troppe federazioni che, a torto o ragione, rappresentano la Kick Boxing in italia. Non solo perché sono tesserato da quest’anno con un altro ente, ma anche e soprattutto perché l’argomento è troppo contingente, legato anche ad aspetti personali ed economici, e poco “sportivo”, nel senso piu ampio del termine. E poi perché non mi va di avventurarmi su sentieri che non mi sono mai appartenuti, io che provengo sempre dal basso delle federazioni. Escluso questo aspetto procediamo con ordine nell’analizzare gli altri temi trattati. Anche se non potrò non lambire anche l’aspetto organico e federativo delle questioni, ma mi limiterò a farlo solo per ciò che sarà strettamente necessario.
Origine della Kick Boxing
Qual è la vera identità della Kick Boxing?
L’intento di Lucio è “ripulire” la Kickboxing, eliminando tutto ciò che è sport affine ma si discosta troppo dal concetto centrale. Si è cercato, e si cerca, sempre più di accorpare negli stessi soggetti federali, molti sport da combattimento e arti marziali, per creare macro contenitori, così avere maggiore forza economica organizzativa e decisionale. Largo quindi alle discipline da tatami assieme a quelle da ring financo a quelle da gabbia. Tutte insieme appassionatamente, nonostante, il più delle volte, siano davvero diverse nelle regole, nella pratica ed anche nello spirito.
Mi trovo d’accordo con questa impostazione. Ciò che invece non mi trova concorde è il “taglio ideale” effettuato. Si arriva alla conclusione che kickboxing sia una disciplina a contatto leggero e pieno, e che unisca Light Semi e full Contact, low kick e k-1. Posso anche essere d’accordo sull’eliminazione delle MMA, in quanto sport troppo ibrido tra lotta e percussione, ma per il resto dovremo capire dove e come nascono le altre discipline.
Il problema è che la Kickboxing ha diverse “identità”. Ciò che Lucio intende come Kickboxing ha due “padri” diversi: il Karate e la Muay Thai. Dal primo originano Semi Light e full Contact, mentre dalla seconda nascono Low Kick e K-1. Questa doppia matrice, crea continuamente attriti e incomprensioni, simboleggiate idealmente dall’eterna “lotta” tra tatami e ring. Allora ben venga l’afflato di “pulizia”, ma trovo più logico ragionare appunto in termini di ring o tatami. Quindi da un lato Full Contact, K-1, Low Kick, ma anche Sanda e Muay Thai ad esempio, e dall’altro Semi e Light Contact. Utilizzando quindi come discriminante la diversa attitudine in gara, quindi il potenziale knock out, da quello del punto, tipico del tatami. Sicuramente hanno molto più in comune Low Kick e Sanda, che K-1 e Semi Contact. Questione di interpretazioni.
Discipline da tatami
Posto la mia visione precedente, Lucio propone due interventi da compiersi sulle discipline da tatami. In primo luogo l’accorpamento di Light e Semi Contact. Francamente non capisco se il Light dovrebbe venire inghiottito e inglobato alla modalità di gara del Semi Contact, quindi rimarrebbe il sistema di derivazione Kumite, del “tocca e stoppa”; oppure dare vita ad un misto tra le due.
In secondo luogo, di fronte alla incomprensione sull’esistenza della kick Light, mi permetto di fare due osservazioni. Questa critica avrebbe una sua logica se partisse dalla analisi della genesi della Kick Boxing, originata appunto dalla Muay Thai, quindi da uno sport da ring in cui l’efficacia e la determinazione risultano essere predominanti. Altrimenti non vedo perché mantenere Semi Contact ma non kick Light. A meno che non si voglia interpretare il tatami solo come un “tocca e stoppa”; ma se ciò corrispondesse al vero, non si capirebbe perché si dovrebbe decidere di praticare la Kick boxing per fare il Semi Contact quando esiste il Kumite, ed anzi proprio i karateki considerano il Semi come una brutta copia del loro sport. Per la serie “quelli scarsi nel karate vanno a fare il Semi Contact”.
Il contatto pieno
Tanta carne al fuoco anche sul versante delle idee e proposte per il contatto pieno. Eviterò di parlare degli accorpamenti di pesi e categorie, legati alla diminuzione del numero degli iscritti, anche a causa della proliferazione di molteplici federazioni.
Invece trovo decisamente originale la proposta del “supercampione” che debba vincere e convincere in tutte le specialità del contatto pieno. A livello ideale rimane una bella innovazione che potrebbe andare verso la creazione di combattenti quanto più possibili globali, che riescano agevolmente a confrontarsi in stili diversi.
Ma anche qui mi preme sottolineare alcune osservazioni: in primis su quali dovrebbero essere gli stili, perché si potrebbe anche la Muay Thai ad esempio; in secundis sulla modalità di organizzazione di un torneo del genere. Ma quest’ultimo aspetto possiamo anche lasciarlo ad una successiva elaborazione, magari nel momento in cui un’idea del genere possa passare da una mero esercizio d’intelletto a qualcosa di più concreto.
Altro prospettiva di maggiore difficoltà sarebbe quella di avere allenatori talmente preparati che riescano, non solo ad fondere aspetti fisici e cognitivi generali con tecnica e tattica di uno stile, ma addirittura di moltiplicare questo meraviglioso esito per tutte le discipline che dovrebbero fare parte del progetto. Davvero arduo e, allo stato attuale, molto lontano.
Comunque è sempre avvincente lasciare libera l’intelligenza di creare ed immaginare. In fondo è sempre un pensiero forte e vincente che diventa azione. Il resto lo scopriremo solo vivendo…
M° Lorenzo Mosca

La Kickboxing che vorremmo
Trovo sempre molto stimolante la lettura, l’analisi, il confronto. A maggior ragione su tematiche inerenti gli sport da combattimento, i quali, per me come per altri, rappresentano una parte importante della nostra formazione. Credo che, quando idee e tesi, siano argomentate e rispondano una chiara visione logica e razionale, non possano che essere di stimolo.
Vivendo anche io il mio mondo dello sport sotto varie vesti, e non nascondendo un certo “gusto” nell’accettare e non sottrarmi, quale migliore occasione che scrivere la mia idea dopo l’interessante articolo di Lucio Pedana. Del quale apprezzo lo stile di scrittura e l’elaborazione dei suoi pensieri, oltre ad averlo conosciuto ed avendo contribuito al mio percorso formativo.
Cercherò di espimere le mie argomentazioni sulle interessanti teorizazzioni esposte. Su tutte tranne che su una. Non mi dilungherò affatto sul problema della tante e troppe federazioni che, a torto o ragione, rappresentano la Kick Boxing in italia. Non solo perché sono tesserato da quest’anno con un altro ente, ma anche e soprattutto perché l’argomento è troppo contingente, legato anche ad aspetti personali ed economici, e poco “sportivo”, nel senso piu ampio del termine. E poi perché non mi va di avventurarmi su sentieri che non mi sono mai appartenuti, io che provengo sempre dal basso delle federazioni. Escluso questo aspetto procediamo con ordine nell’analizzare gli altri temi trattati. Anche se non potrò non lambire anche l’aspetto organico e federativo delle questioni, ma mi limiterò a farlo solo per ciò che sarà strettamente necessario.
Origine della Kick Boxing
Qual è la vera identità della Kick Boxing?
L’intento di Lucio è “ripulire” la Kickboxing, eliminando tutto ciò che è sport affine ma si discosta troppo dal concetto centrale. Si è cercato, e si cerca, sempre più di accorpare negli stessi soggetti federali, molti sport da combattimento e arti marziali, per creare macro contenitori, così avere maggiore forza economica organizzativa e decisionale. Largo quindi alle discipline da tatami assieme a quelle da ring financo a quelle da gabbia. Tutte insieme appassionatamente, nonostante, il più delle volte, siano davvero diverse nelle regole, nella pratica ed anche nello spirito.
Mi trovo d’accordo con questa impostazione. Ciò che invece non mi trova concorde è il “taglio ideale” effettuato. Si arriva alla conclusione che kickboxing sia una disciplina a contatto leggero e pieno, e che unisca Light Semi e full Contact, low kick e k-1. Posso anche essere d’accordo sull’eliminazione delle MMA, in quanto sport troppo ibrido tra lotta e percussione, ma per il resto dovremo capire dove e come nascono le altre discipline.
Il problema è che la Kickboxing ha diverse “identità”. Ciò che Lucio intende come Kickboxing ha due “padri” diversi: il Karate e la Muay Thai. Dal primo originano Semi Light e full Contact, mentre dalla seconda nascono Low Kick e K-1. Questa doppia matrice, crea continuamente attriti e incomprensioni, simboleggiate idealmente dall’eterna “lotta” tra tatami e ring. Allora ben venga l’afflato di “pulizia”, ma trovo più logico ragionare appunto in termini di ring o tatami. Quindi da un lato Full Contact, K-1, Low Kick, ma anche Sanda e Muay Thai ad esempio, e dall’altro Semi e Light Contact. Utilizzando quindi come discriminante la diversa attitudine in gara, quindi il potenziale knock out, da quello del punto, tipico del tatami. Sicuramente hanno molto più in comune Low Kick e Sanda, che K-1 e Semi Contact. Questione di interpretazioni.
Discipline da tatami
Posto la mia visione precedente, Lucio propone due interventi da compiersi sulle discipline da tatami. In primo luogo l’accorpamento di Light e Semi Contact. Francamente non capisco se il Light dovrebbe venire inghiottito e inglobato alla modalità di gara del Semi Contact, quindi rimarrebbe il sistema di derivazione Kumite, del “tocca e stoppa”; oppure dare vita ad un misto tra le due.
In secondo luogo, di fronte alla incomprensione sull’esistenza della kick Light, mi permetto di fare due osservazioni. Questa critica avrebbe una sua logica se partisse dalla analisi della genesi della Kick Boxing, originata appunto dalla Muay Thai, quindi da uno sport da ring in cui l’efficacia e la determinazione risultano essere predominanti. Altrimenti non vedo perché mantenere Semi Contact ma non kick Light. A meno che non si voglia interpretare il tatami solo come un “tocca e stoppa”; ma se ciò corrispondesse al vero, non si capirebbe perché si dovrebbe decidere di praticare la Kick boxing per fare il Semi Contact quando esiste il Kumite, ed anzi proprio i karateki considerano il Semi come una brutta copia del loro sport. Per la serie “quelli scarsi nel karate vanno a fare il Semi Contact”.
Il contatto pieno
Tanta carne al fuoco anche sul versante delle idee e proposte per il contatto pieno. Eviterò di parlare degli accorpamenti di pesi e categorie, legati alla diminuzione del numero degli iscritti, anche a causa della proliferazione di molteplici federazioni.
Invece trovo decisamente originale la proposta del “supercampione” che debba vincere e convincere in tutte le specialità del contatto pieno. A livello ideale rimane una bella innovazione che potrebbe andare verso la creazione di combattenti quanto più possibili globali, che riescano agevolmente a confrontarsi in stili diversi.
Ma anche qui mi preme sottolineare alcune osservazioni: in primis su quali dovrebbero essere gli stili, perché si potrebbe anche la Muay Thai ad esempio; in secundis sulla modalità di organizzazione di un torneo del genere. Ma quest’ultimo aspetto possiamo anche lasciarlo ad una successiva elaborazione, magari nel momento in cui un’idea del genere possa passare da una mero esercizio d’intelletto a qualcosa di più concreto.
Altro prospettiva di maggiore difficoltà sarebbe quella di avere allenatori talmente preparati che riescano, non solo ad fondere aspetti fisici e cognitivi generali con tecnica e tattica di uno stile, ma addirittura di moltiplicare questo meraviglioso esito per tutte le discipline che dovrebbero fare parte del progetto. Davvero arduo e, allo stato attuale, molto lontano.
Comunque è sempre avvincente lasciare libera l’intelligenza di creare ed immaginare. In fondo è sempre un pensiero forte e vincente che diventa azione. Il resto lo scopriremo solo vivendo…
Lorenzo Mosca
 
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