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Riflessioni sulla Kickboxing e dintorni di Lucio Pedana

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La prima strategia di combattimento è il disorientamento dell'avversario.
 Su questo presupposto si fonda tutta la tattica, di conseguenza la tecnica e quindi l'insegnamento stesso.
 Eppure non è così che molti insegnano. Perché?
 Le ragioni sono molteplici. Alcune più vere di altre.
 Alcune si combinano con altre.
 Alcune ne sono invece la semplice conseguenza.

In realtà bisogna distinguere tra chi insegna solo una parte di ciò che sa, e quindi fa una scelta ben precisa di trasmettere solo certe cose e non tutte, piuttosto di chi invece concede tutto sé stesso, seppure "sé stesso" è effettivamente poco e limitato rispetto a quanto ci sarebbe da insegnare.

Ora partendo dal presupposto che tutti offrano il meglio di sé, e che quel meglio sia anche in continua evoluzione ed aggiornamento, tra corsi ed esperienze varie,concentriamoci invece sul perché alcuni come detto scelgano volontariamente di non insegnare tutto.

Di certo per molti di questi la ragione è di tipo commerciale: offrono insomma solo ciò che paga, che garantisce cioè un ritorno vantaggioso.
 Altri ancora invece offrono solo ciò che dà loro soddisfazione, ciò che gli piace, che li grafica, coinvolge, ciò che soddisfa il loro ego.
 Una motivazione cioè meno commerciale e più personale, egoistica.
 Entrambe le tipologie offrono un servizio valido, seppure incompleto nei contenuti come abbiamo detto.
 La prima, di impatto commerciale, riscuote successo ed approvazione.
 Garantisce un prodotto equo e sostenibile, adatto a tutti, facilmente inquadrabile e rivendibile.
 Uno standard semplice, un successo povero ma sicuro.
 La seconda, di impatto più egocentrico, riscuote minore successo ma ottiene grande approvazione in quanto stimola e fomenta il falso mito della "passione".
 Pochi ma buoni dirà qualcuno...

Entrambe le tipologie di approccio influenzano il mercato.
 Di più: lo manovrano, lo indirizzano.
 Di più: lo confondono.....

Il mercato è aperto a tutto e a tutti. Ma è facilmente manovrabile da chi ottiene facili consensi.
 Specie se può sostenerli con i numeri (esempio commerciale) o con la retorica della "passione" (esempio egocentrico).
 Mentre il mercato in realtà dovrebbe essere governato da 2 semplici leve: domanda e offerta.

Ora ci siamo concentrati sull'offerta ed abbiamo detto che è una offerta parziale, incompleta.
 Ed abbiamo brevemente e sommariamente analizzato le cause.
 Ma la domanda?
 Qual è la domanda?
 Cosa chiede il mercato?
 Cioè cosa chiede il consumatore, il cliente?
 Cioè cosa vuole la gente?
 ..........
 E da quando la gente sa cosa vuole???
 In verità nessuno sa cosa vuole....finché non lo vede!!!

Tutto il marketing, la comunicazione commerciale, la pubblicità, puntano su questo: far sorgere il desiderio, la necessità, infondere la sensazione di bisogno.
 Se penserài che ti serve, se desidererai soddisfare quella che ti verrà fatta apparire come una necessità, dovrai comprare il prodotto.
 È semplice.
 Quindi è chiaro che al giorno d'oggi, almeno in alcuni settori e per alcuni prodotti, il mercato sia manovrato dall'offerta!

Il settore dei telefoni cellulari ne è un esempio lampante.
 Credo che nessuno possa moralmente sostenere di avere assoluto bisogno di uno smartphone di ultima generazione da diverse centinaia di euro....eppure....
 Poi magari siamo tutti pronti a dire che le medicine costano troppo. O i libri. O la frutta.
 Un altro esempio calzante è la benzina.
 Costa tanto. Troppo.
 Però abbiamo tutti almeno un mezzo a motore.
 Pochi la bicicletta. Pochissimi vanno a piedi pur potendo.

Tornando però allo sport ed alla kickboxing in particolare, dicevamo che il mercato è spesso governato dall'offerta, anche perché la domanda è inconsistente e confusa da operatori che come detto affollano e affossano il mercato o con mentalità commerciale o con mentalità egocentrica.
 Tutto ciò genera di fatto una offerta misera, a tratti scadente, capace di numeri medi e/o di rara qualità.

L'offerta ottimale invece dovrebbe puntare al presuntuoso traguardo di altissimi numeri di altissima qualità.
 Utopia o chimera forse, ma se almeno nelle intenzioni non si mira al massimo, come si può sperare anche solo di avvicinarvicisi?!
 Ci si accontenta e si resta nella mediocrità.
 La cosa peggiore poi è quando ci si avvolge talmente in questa mediocrità che ci si ritrova storditi ed incapaci di vedere che si potrebbe fare di più e di meglio.
 Che si possiede un potenziale maggiore, e lo si spreca.
 Che con un po' di sforzo si può emergere.

Certo il computo di questo sforzo deve dare ragione dei risultati, ed anzi manifestare un guadagno.
 Economico o morale che sia.
 L'ideale sarebbe entrambe le cose, ma almeno una delle due ci deve essere.
 Altrimenti lo sforzo diventa mortificazione e le risorse, le energie e tutte le buone intenzioni finiscono per esaurirsi.

Quindi qual è l'approccio ideale?

Quello equilibrato, ben costruito, che consente da un lato di esprimere il meglio di sé, dall'altro di sopravvivere nelle migliori condizioni possibili a garantire che quel "meglio di sé" sia ancora valido e duraturo.

Come in combattimento.
 Esattamente come in un match.

Esiste un solo scopo plausibile: vincere!
 Giusto?
 Ma esistono diverse strade per giungere alla vittoria.
 Si può vincere lo stesso titolo per motivi diversi.
 Uno vince perché è più veloce, l'altro perché incassa meglio.
 Uno perché dispone di più tecniche, l'altro semplicemente perché è più fortunato....
 Ancora più strade esistono per tentare di vincere (non è detto poi che ci si riesca....).
 Infinite strategie per realizzare le numerose tattiche delle quali si ha il potenziale di disporre.
 Eppure molti si ostinano sempre sulle stesse.
 Partono da una tecnica conosciuta, provata, allenata in palestra.
 Quindi fondamentalmente esercitata.
 Senza capire che si tratta appunto di un esercizio....
 Così come il sacco, la corda, i pesi, ecc.
 Esercizi. Niente altro che esercizi finché non subentra il discernimento, l'introspezione, l'analisi.

Quando questo esercizio funziona, questa tecnica va a bersaglio, tutto ok, tutti contenti.
 Ma a volte non funziona....
 Perché l'avversario non è inanimato, non è un sacco.
 È un essere vivo e senziente, attivo, sveglio e pronto.
 Magari la tecnica la intuisce e la evita.
 Oppure è solo fortunato e non la subisce.
 Oppure la subisce la prima volta, ma poi visto che non è stupido, alla seconda si organizza, provvede e reagisce.

Ecco che subentra la variabile, l'imprevisto....

L'imprevisto???

Cioè davvero non avevamo previsto che l'avversario opponesse resistenza?

E quali strategie abbiamo previsto di adottare, se invece avevamo previsto che avrebbe reagito?

La stessa tecnica (d'altronde è quella che ho esercitato no?!) più veloce: e se l'avversario è più rapido e la evita sempre?

La stessa tecnica più potente: e sono stanco e indebolito perché l'avversario è un ottimo incassatore?

La risposta non risiede mai nelle capacità fisiche (che pure ci devono essere è ovvio), cioè in QUANTO siamo allenati, bensì in COME siamo allenati.
 Se siamo allenati alla lucidità, a ragionare, a sfruttare intelligentemente al meglio le capacità, tutte le capacità, certo anche la forza e la velocità e la resistenza, ma soprattutto la mente e le sue infinite sfumature di varianti, interpretazioni, intuizioni e persino invenzioni, allora si che potremo ambire alla vittoria.

Chi vince perché è più forte, veloce o resistente è destinato prima o poi a poter essere sconfitto.

Chi vince perché usando la sua testa sa modulare, calibrare ed alternare le sue capacità, in base alle esigenze del momento, potenzialmente potrebbe non perdere mai.

La prima strategia di combattimento è il disorientamento dell'avversario.
Su questo presupposto si fonda tutta la tattica, di conseguenza la tecnica e quindi l'insegnamento stesso.
Eppure non è così che molti insegnano. Perché?
Le ragioni sono molteplici. Alcune più vere di altre.
Alcune si combinano con altre.
Alcune ne sono invece la semplice conseguenza.

In realtà bisogna distinguere tra chi insegna solo una parte di ciò che sa, e quindi fa una scelta ben precisa di trasmettere solo certe cose e non tutte, piuttosto di chi invece concede tutto sé stesso, seppure "sé stesso" è effettivamente poco e limitato rispetto a quanto ci sarebbe da insegnare.

Ora partendo dal presupposto che tutti offrano il meglio di sé, e che quel meglio sia anche in continua evoluzione ed aggiornamento, tra corsi ed esperienze varie,concentriamoci invece sul perché alcuni come detto scelgano volontariamente di non insegnare tutto.

Di certo per molti di questi la ragione è di tipo commerciale: offrono insomma solo ciò che paga, che garantisce cioè un ritorno vantaggioso.
Altri ancora invece offrono solo ciò che dà loro soddisfazione, ciò che gli piace, che li grafica, coinvolge, ciò che soddisfa il loro ego.
Una motivazione cioè meno commerciale e più personale, egoistica.
Entrambe le tipologie offrono un servizio valido, seppure incompleto nei contenuti come abbiamo detto.
La prima, di impatto commerciale, riscuote successo ed approvazione.
Garantisce un prodotto equo e sostenibile, adatto a tutti, facilmente inquadrabile e rivendibile.
Uno standard semplice, un successo povero ma sicuro.
La seconda, di impatto più egocentrico, riscuote minore successo ma ottiene grande approvazione in quanto stimola e fomenta il falso mito della "passione".
Pochi ma buoni dirà qualcuno...

Entrambe le tipologie di approccio influenzano il mercato.
Di più: lo manovrano, lo indirizzano.
Di più: lo confondono.....

Il mercato è aperto a tutto e a tutti. Ma è facilmente manovrabile da chi ottiene facili consensi.
Specie se può sostenerli con i numeri (esempio commerciale) o con la retorica della "passione" (esempio egocentrico).
Mentre il mercato in realtà dovrebbe essere governato da 2 semplici leve: domanda e offerta.

Ora ci siamo concentrati sull'offerta ed abbiamo detto che è una offerta parziale, incompleta.
Ed abbiamo brevemente e sommariamente analizzato le cause.
Ma la domanda?
Qual è la domanda?
Cosa chiede il mercato?
Cioè cosa chiede il consumatore, il cliente?
Cioè cosa vuole la gente?
..........
E da quando la gente sa cosa vuole???
In verità nessuno sa cosa vuole....finché non lo vede!!!

Tutto il marketing, la comunicazione commerciale, la pubblicità, puntano su questo: far sorgere il desiderio, la necessità, infondere la sensazione di bisogno.
Se penserài che ti serve, se desidererai soddisfare quella che ti verrà fatta apparire come una necessità, dovrai comprare il prodotto.
È semplice.
Quindi è chiaro che al giorno d'oggi, almeno in alcuni settori e per alcuni prodotti, il mercato sia manovrato dall'offerta!

Il settore dei telefoni cellulari ne è un esempio lampante.
Credo che nessuno possa moralmente sostenere di avere assoluto bisogno di uno smartphone di ultima generazione da diverse centinaia di euro....eppure....
Poi magari siamo tutti pronti a dire che le medicine costano troppo. O i libri. O la frutta.
Un altro esempio calzante è la benzina.
Costa tanto. Troppo.
Però abbiamo tutti almeno un mezzo a motore.
Pochi la bicicletta. Pochissimi vanno a piedi pur potendo.

Tornando però allo sport ed alla kickboxing in particolare, dicevamo che il mercato è spesso governato dall'offerta, anche perché la domanda è inconsistente e confusa da operatori che come detto affollano e affossano il mercato o con mentalità commerciale o con mentalità egocentrica.
Tutto ciò genera di fatto una offerta misera, a tratti scadente, capace di numeri medi e/o di rara qualità.

L'offerta ottimale invece dovrebbe puntare al presuntuoso traguardo di altissimi numeri di altissima qualità.
Utopia o chimera forse, ma se almeno nelle intenzioni non si mira al massimo, come si può sperare anche solo di avvicinarvicisi?!
Ci si accontenta e si resta nella mediocrità.
La cosa peggiore poi è quando ci si avvolge talmente in questa mediocrità che ci si ritrova storditi ed incapaci di vedere che si potrebbe fare di più e di meglio.
Che si possiede un potenziale maggiore, e lo si spreca.
Che con un po' di sforzo si può emergere.

Certo il computo di questo sforzo deve dare ragione dei risultati, ed anzi manifestare un guadagno.
Economico o morale che sia.
L'ideale sarebbe entrambe le cose, ma almeno una delle due ci deve essere.
Altrimenti lo sforzo diventa mortificazione e le risorse, le energie e tutte le buone intenzioni finiscono per esaurirsi.

Quindi qual è l'approccio ideale?

Quello equilibrato, ben costruito, che consente da un lato di esprimere il meglio di sé, dall'altro di sopravvivere nelle migliori condizioni possibili a garantire che quel "meglio di sé" sia ancora valido e duraturo.

Come in combattimento.
Esattamente come in un match.

Esiste un solo scopo plausibile: vincere!
Giusto?
Ma esistono diverse strade per giungere alla vittoria.
Si può vincere lo stesso titolo per motivi diversi.
Uno vince perché è più veloce, l'altro perché incassa meglio.
Uno perché dispone di più tecniche, l'altro semplicemente perché è più fortunato....
Ancora più strade esistono per tentare di vincere (non è detto poi che ci si riesca....).
Infinite strategie per realizzare le numerose tattiche delle quali si ha il potenziale di disporre.
Eppure molti si ostinano sempre sulle stesse.
Partono da una tecnica conosciuta, provata, allenata in palestra.
Quindi fondamentalmente esercitata.
Senza capire che si tratta appunto di un esercizio....
Così come il sacco, la corda, i pesi, ecc.
Esercizi. Niente altro che esercizi finché non subentra il discernimento, l'introspezione, l'analisi.

Quando questo esercizio funziona, questa tecnica va a bersaglio, tutto ok, tutti contenti.
Ma a volte non funziona....
Perché l'avversario non è inanimato, non è un sacco.
È un essere vivo e senziente, attivo, sveglio e pronto.
Magari la tecnica la intuisce e la evita.
Oppure è solo fortunato e non la subisce.
Oppure la subisce la prima volta, ma poi visto che non è stupido, alla seconda si organizza, provvede e reagisce.

Ecco che subentra la variabile, l'imprevisto....

L'imprevisto???

Cioè davvero non avevamo previsto che l'avversario opponesse resistenza?

E quali strategie abbiamo previsto di adottare, se invece avevamo previsto che avrebbe reagito?

La stessa tecnica (d'altronde è quella che ho esercitato no?!) più veloce: e se l'avversario è più rapido e la evita sempre?

La stessa tecnica più potente: e sono stanco e indebolito perché l'avversario è un ottimo incassatore?

La risposta non risiede mai nelle capacità fisiche (che pure ci devono essere è ovvio), cioè in QUANTO siamo allenati, bensì in COME siamo allenati.
Se siamo allenati alla lucidità, a ragionare, a sfruttare intelligentemente al meglio le capacità, tutte le capacità, certo anche la forza e la velocità e la resistenza, ma soprattutto la mente e le sue infinite sfumature di varianti, interpretazioni, intuizioni e persino invenzioni, allora si che potremo ambire alla vittoria.

Chi vince perché è più forte, veloce o resistente è destinato prima o poi a poter essere sconfitto.

Chi vince perché usando la sua testa sa modulare, calibrare ed alternare le sue capacità, in base alle esigenze del momento, potenzialmente potrebbe non perdere mai.

 
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